Ripeto: la "colpa" sta tutta nel fatto che l'unità di misura del credito telefonico è l'€, che è la stessa unità di misura del denaro. Se le unità di misura fossero diverse (denaro in € e credito in qualsiasi altra unità), quando l'IVA aumenta il problema non si porrebbe, perché il cliente che va ad acquistare nuovo credito telefonico va già a pagare direttamente di più quando ricarica. Avendo unità di misure uguali, non ti possono certo far pagare di più: una ricarica da 10 euro non te la possono far pagare 11, indipendentemente dall'IVA, anche in virtù della rimborsabilità.
Questa la ritengo, a mio avviso, una lacuna normativa in materia. In particolare quando hanno concepito il Decreto Bersani 4 anni fa, nessuno avevo previsto l'eventualità di una modifica dell'IVA e il problema che avrebbe causato sulle ricaricabili.
Se l'IVA aumenta, è un diritto del gestore quello di non farsene carico (i diritti mica ce l'hanno solo i clienti), e se tu dici che è una rimodulazione e che quindi il cliente deve poter recedere senza penali, secondo me non è giusto per il gestore, perché l'IVA non l'ha "rimodulata" lui. E l'unico modo logico per far pagare l'aumento dell'IVA al cliente è quello che è stato fatto. Se te ne viene in mente uno migliore, dimmelo please.
Dove non arriva la legge, arriva il buon senso. Mettersi a pignoleggiare sul fatto che l'aumento dell'IVA non dovrebbe incidere sul credito pregresso vuol dire andare a cercare la pagliuzza nell'occhio e non guardare invece le travi che ci sono altrove. Secondo me, la 3 ha agito in maniera piuttosto corretta, anche perché da quando è aumentata l'IVA se ne è fatta comunque carico per più di un mese, fino al 1 dicembre, e poi perché i canoni delle opzioni sono rimasti invariati.
Inoltre stiamo parlando davvero di modifiche tariffarie di millesimi di euro, non vale neanche la pena di starne a parlare tanto a lungo
P.S.: Propongo una legge che consenta al cittadino di "recedere senza penali" dalla cittadinanza italiana, quando lo Stato ci rimodula le tasse