E' morto Steve Jobs
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E' morto Steve Jobs

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  1. #1
    Ministro dell'Economia L'avatar di Uncle Scrooge
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    Ma che discorsi...
    Allora estendendo il tuo ragionamento, Marco, smettiamo di ricordare qualunque personaggio famoso scomparso (Giovanni Paolo II, Michael Jackson, Nino Manfredi, Raimondo e Sandra, Alberto Sordi, e chi più ne ha più ne metta) perché in fondo hanno avuto una bella vita, mentre dovremmo concentrarci tutti sui morti dell'11 settembre, o su chi muore tutti i giorni per incidente stradale o sui bambini che muoiono di fame in Africa?

    E' normale che la morte di un personaggio famoso abbia più rilevanza mediatica rispetto alle persone "normali". Fermo restando il riconoscimento del valore di ogni singola vita umana, secondo me non bisogna mischiare le due cose.

    E' cosa buona e giusta non dimenticare che ci sono aree del mondo dove la gente muore e soffre, e forse bisognerebbe pensarci tutti più spesso. Ciò non significa che ricordare la morte di una persona che in qualche modo ha contribuito a rendere il mondo un pochino migliore, che ha lasciato un segno insomma, sia sbagliato solo perché questa persona è famosa e ha visibilità mediatica.

    Poi certo, magari ci sono altre persone che lasciano segni anche più grandi ma di cui nessuno se ne accorge, e muoiono nel silenzio generale, ma non è mica colpa di Steve Jobs.
    E' normale che il dispiacere per la sua morte non è lo stesso dispiacere che provo pensando al terzo mondo, come non è lo stesso dispiacere che proverei per un mio familiare.

    Tu confondi la visibilità mediatica (che tutto sommato è un prodotto commerciale, e segue logiche di mercato) con l'importanza di quella morte.
    Per quanto riguarda Mondo3, siamo un sito che tratta di tecnologia e un topic sulla morte di Steve Jobs mi sembra più che naturale.

  2. #2
    Partecipante Logorroico L'avatar di Marco Yahoo
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    Anch'io sono perfettamente consapevole che Jobs non era una persona qualunque (ritengo che sia stato, soprattutto, un grandissimo stratega del marketing e non un uomo che abbia realmente cambiato le sorti dell'umanità intera) ma ieri bastava farsi un giretto sul web e sulle pagine dei quotidiani mondiali, per essere travolti da un vero e proprio tsunami di "coccodrilli" e commenti stucchevoli ben oltre il limite dell'ipocrisia (n.b.: oggi è già stato tutto drasticamente ridimensionato); per non parlare, poi, di quelli che sono andati ad attaccare santini e portare fiori agli Apple Store di mezzo mondo (ci sarebbe da discutere parecchio anche in merito a questo dilagante genere di manifestazioni)...
    Per questo credo sia necessario levare una voce critica, sottolineare certe reazioni smisurate e rammentarsi ogni giorno che nessuno di noi è invulnerabile.
    Tutto qua.
    Vi linko un interessante articolo al riguardo, che peraltro condivido in toto:

    http://www.corriere.it/economia/11_o...759d2c3b.shtml

    Pifferaio magico. E spietato

    Simbolo del sogno americano, ne aveva i pregi e i difetti: genio visionario, ma anche imprenditore duro e spietato

    Dal nostro inviato MASSIMO GAGGI

    NEW YORK - Febbrile, visionario, spietato. Con una capacità incredibile di comprendere i bisogni tecnologici della gente, di anticiparli. Lontano dalla società, che studiava come un entomologo, eppure sempre in grado di sorprenderla e sedurla con i suoi oggetti magici, dai cubi bianchi dei computer Apple di prima generazione, all’iPad2 : tecnologia resa amichevole in una scatola dal design affascinante. Le centinaia di milioni di «fan» che lo piangono sanno che la gioiosa attesa che per decenni li ha eccitati, è finita: non ci sarà più una next big thing di cui favoleggiare, un’invenzione a sorpresa del «pifferaio magico». E così la mezza delusione di due giorni fa per l’annuncio di un nuovo iPhone, il 4S, meno rivoluzionario di quello che si era favoleggiato sui siti specializzati, si sta già trasformando in mesta rassegnazione. La Apple del successore Tim Cook continuerà a mettere sul mercato prodotti e tecnologia d’avanguardia, ma la magia se n’è andata per sempre.

    DODICENNE PRECOCE - Quando, negli Stati Uniti, scompare un grande imprenditore partito da zero, si tende ad etichettarlo come della «quintessenza del sogno americano». La definizione calza anche per Jobs, la cui avventura imprenditoriale, nel 1976, è partita dal classico «garage», quello del padre adottivo. Ragazzo geniale, pratico, intraprendente, come nella tradizione Usa, che, quando aveva appena 12 anni, telefonò a William Hewlett, fondatore e presidente della Hewlett-Packard, per proporgli una sua idea tecnologica in materia di radiofrequenze. Hewlett - anch’egli nato professionalmente in un «garage», il primo della storia della Silicon Valley – rimase ad ascoltarlo per venti minuti e alla fine non solo gli regalò tutto quello che gli serviva per realizzare il suo progetto, ma gli offrì anche un posto di lavoro alla HP. Ma l’avventura di Jobs è molto più di un sogno imprenditoriale realizzato. Abbandonata l’università dopo pochi mesi, Jobs non è mai stato un ingegnere né un matematico, né si è mai considerato un manager. Eppure, con la sua geniale capacità di creare l’innovazione che cambia le regole del gioco, ha incrociato scienza e prodotti in un modo unico: vero Thomas Edison dei tempi moderni.

    AMERICANISSIMO - Quanto all’industria, se i grandi dell’Olimpo americano sono i pionieri che hanno completamente rivoluzionato un settore – Henry Ford l’auto, Andrew Carnegie l’acciaio, John Rockefeller il petrolio – che dire di Steve Jobs che di rivoluzioni in pochi anni ne ha guidate addirittura quattro? Sotto le bandiere della Apple sono cambiati in modo radicale il modo di fruire la musica, il «computing», le telecomunicazioni e la cinematografica digitale. Nell’ultimo spicchio della sua vita, con l’iPad, Jobs non solo ha sfornato l’ennesima magia, ma ha anche cominciato a modificare i destini del giornalismo, ricreando sui dieci pollici del suo schermo la sensazione della carta da sfogliare e ricreando i «giardini recintati» delle applicazioni a pagamento, dopo la lunga stagione del «tutto gratis» dell’informazione online che ha dissanguato gli editori. Salutato da molti professionisti dell’informazione come un «salvatore», il capo della Apple ha poi gelato tutti imponendo vincoli e tariffe elevate. Genio, visionario, ma anche imprenditore duro, spietato, che non regala nulla e pretende sempre moltissimo. Dagli altri e anche da se stesso. Americanissimo anche in questo.

    06 ottobre 2011 16:40

  3. #3
    fotografo Mondo3 L'avatar di mowoo
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    quoto il discorso di Uncle

    second me il dolore che proviamo per qualcuno che se ne va dipende da quanto questa persona era da noi conosciuta, sia a livello personale che mediatico

    quando muore un personaggio famoso che ha rappresentato "qualcosa" nella nostra vita, che ha influito in alcuni nostri momenti, in qualche nostra scelta, che è stato in un modo o nell'altro nei nostri pensieri per tanti anni ha per forza un senso diverso da qualcuno che non abbiamo mai sentito nominare prima

    può essere giusto o sbagliato ma direi che è assolutamente naturale e non può essere giudicato perché si tratta comunque di un sentimento
    Ultima modifica di mowoo; 07/10/2011 alle 19:01
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